Subsidenza

Subsidenza: il suolo ammette di essere un fluido.
La certezza è un dente da latte nella bocca di un vecchio.
I nostri progetti pesano sul futuro. Il tempo cessa di scorrere, ora i giorni crollano l’uno sull’altro.
Non è più tempo di proclami, o grandi costruzioni. Ma chi si aggrappa alla disperazione affonda più velocemente: lo scoramento è un peso che avvolge nel catrame.
Dovremo costruire con la seta, ed orientarci coi riflessi; scoprire come fa l’idrometra a scivolare sull’abisso.

Sapere oltre le parole

Sapere = parole. Un’equazione implicita, che accettiamo senza rifletterci. E’ come se, per esser veramente tale, il sapere debba poter essere ridotto in un codice, che chi riceve può poi ritrasformare in conoscenza, in maniera immediata e senza perdite significative di dati. Leggi tutto “Sapere oltre le parole”

Aforismi sul Drago

(Dettaglio elaborato da un poster di Dmitry Moor, 1919)

1. Dobbiamo ammazzare il Drago, prima che il Drago muoia.

2. Il Drago sta morendo, da anni, ormai da secoli. Forse ha iniziato a decomporsi già da quando è nato.
3. I doni della Bestia sono i liquami della sua putrefazione. Un sangue nero in cui si cela un fuoco potentissimo.
Avvera i desideri, però avvelena l’aria, e l’acqua.
4. In cambio dei suoi doni, il Drago chiede noi in sacrificio. Non solamente le fanciulle, o i primogeniti; ogni respiro, ogni pensiero, dev’essergli votato. La generosità si paga in schiavitù.
5. Il più delle volte, chi cerca di sfuggire al Drago incorre in una brutta fine. Viene inseguito, e infine divorato. “È meglio non scappare”, ripete chi si arrende.
6. Chi rimane non lo sa, nè vuole saperlo; ma anch’egli viene divorato, e ciò che chiama “vita” è farsi digerire dal ventre della Bestia.
7. La schiavitù si soffre facilmente, quando il padrone è generoso. Ma il Drago è ormai giunto alla fine: la prodigalità si estingue, i suoi regali sanno solo di veleno. Eppure chiede ancora vittime, come mai prima d’ora.
8. “Se non lo nutri col tuo corpo, il Drago morirà di fame, e torneremo poveri, e indifesi”. Così ripetono i preti della Bestia, ma ormai non c’è rimedio, nè c’è mai stato.
9. Il Drago non è ammalato, è egli stesso malattia.
10. Se lo lasciassimo a sè stesso, morirebbe comunque; ma lo farebbe trascinandoci con sè, e condannando alla sua fine anche la terra, le piante e gli animali. Non resta che ucciderlo prima dell’ora, ma anche questa soluzione non sarà indolore.
11. Dove finisce il Drago, dov’è che inizia il nostro essere? Siamo sue vittime, o parti del suo corpo?
12. Dobbiamo ammazzare il drago, ma è una battaglia che ci si ritorce contro. La vinceremo solo a costo di ferite.

“Attraverso l’esperienza della scoperta del fuoco, presentato come amico e al tempo stesso, traditore, sin dalle prime pagine emerge tutta la forza di questo rapporto basato sulle dinamiche di un percorso di amore, tradimento e perdono.”

Una bella recensione de Il piccolo libro del fuoco su “Gli occhi di Sedna”, il blog della scrittrice Giuseppina De Marco.

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Certe sere ci chiama, con voce più forte del solito.
Il tramonto si è estinto da poco. Dalla schiena delle colline si innalza un bagliore d’argento. Ha l’eleganza antica di un inno sacro, ma anche la seduzione di un sogno. La terra e il cielo si uniscono in attesa.
E finalmente sorge. Stanotte è splendida. La Luna ha scelto di vestirsi d’oro, dimenticando il suo pallore proverbiale. Le nubi non riescono a nasconderla, i loro veli non fanno che renderla più bella.
Il disco è pieno, e pare enorme, come se riempisse con la sua presenza il cielo intero.
Il mio cammino, intanto, diventa sempre più difficile. Il passo incespica. Non perché sia buio: anzi, la Luna riverbera in ogni roccia del sentiero, e fra le foglie dei carpini e dei roveri. Ma l’occhio non riesce a concentrarsi sulla strada, torna a incantarsi in alto. Avanzo come un sonnambulo, innamorato di un miraggio.

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Il mondo e me stesso

“Prima di cambiare il mondo, cambia te stesso”. Un principio che non è sbagliato, se non diventa uno slogan, o ancor peggio se non diventa una scusa: la parola d’ordine di un escapismo interiore – un in-capismo, se vogliamo – che sostituisce l’azione concreta con un lavoro su di sè che alla fine non produce nulla. Leggi tutto “Il mondo e me stesso”

L’irrinunciabile

“Comunque la gente non è disposta a rinunciarci” – si sente spesso questa formula, come una pietra tombale sul discorso, quando si parla di limitare tecnologie o innovazioni il cui utilizzo su ampia scala porta a ripercussioni anche gravi sul piano sociale, culturale o ecologico (o come spesso accade, su tutti e tre questi piani).
“La gente non è disposta a rinunciarci” e il corollario è “…e un motivo ci sarà”. Come a sottintendere che l’idea stessa di ridurre l’uso quotidiano e personale di chessò, smartphone o automobili, sia di per sè una forma di oscurantismo, una mentalità retrograda che mira a togliere agli altri una sorta di diritto acquisito ma ormai fondamentale.

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Intervista su La Chiave di Sophia

“Per secoli, l’essere umano si è comportato come un piccolo despota, comandando sul territorio con pretese assolutiste. In quest’ottica perversa, ogni cosa è o una risorsa, o un ostacolo. Animali e piante, boschi, fiumi, montagne: ciò che non poteva essere usato, andava tolto di mezzo. È un regno miope, perché ben presto si rivela insostenibile; la sua economia lo porta per forza al collasso. Ma prima ancora, è un modo d’essere colmo di bruttezza, perché isola l’uomo in un delirio di onnipotenza, tagliandolo dal resto del mondo e condannandolo a un isolamento che in ultima analisi priva la vita di senso.  Alla fine, è l’uomo stesso a soccombere, avvelenato dalla sua avidità: ben lontano da essere un re, diventa egli stesso merce della propria economia scellerata – anch’esso, o risorsa o scarto di un sistema.”

Sul sito di “La Chiave di Sophia” trovate una mia approfondita intervista su natura, fuochi e simbologia, a cura di Giorgia Favero.

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Prima dell’alba

Non sai ancora di esser libero.
Reciti il tuo lavoro, l’affitto a fine mese, le multe, le vacanze, il traffico. Non c’è nulla di male, però ti sei scordato di essere un attore.
È come un sogno dentro un sogno – forse ne riderai, dopo il risveglio.

(Immagine: Franz Wacik)