Ladri di voglia

 

“Mi piacerebbe anche, leggere, è che non ho mai tempo”, diceva una tizia alla sua amica, ieri, in treno. E poi “Beh ora mi rilasso un attimo che dopo ieri sono stanchissima” e messe le cuffie, ha iniziato a scrollare le reel di instagram. Quindici secondi di due ragazzi che ballano, trenta secondi di una tipa che prova vestiti, venti secondi di una “location turistica da sogno”, trenta secondi di una torta appena sfornata. E avanti così, da Mestre fino a Trieste, che sono almeno due ore, anche di più se il treno fa ritardi (e quindi sì).

“Non ho mai tempo”, in certi casi è vero. Penso ad esempio a chi deve accudire una persona malata, e non ha nemmeno le ore per dormire. Ma spesso lo si dice alla leggera, e allora diventa un eufemismo per “non ho voglia”, o meglio, “vorrei ma non voglio”: mi piacerebbe farlo, ma non al punto tale di mettermi d’impegno. Non solo leggere, ma anche camminare, cucinare, dipingere, e via di sto passo.
E attenzione, non voglio fare il motivatore da quattro soldi, tipo “basta che lo vuoi veramente e puoi farlo”. Al contrario, vorrei sottolineare come la voglia sia una risorsa limitata, che spesso ci manca, per cui alle buone intenzioni che pur abbiamo non corrisponde l’energia per intraprenderle.

La “voglia” come energia, come carburante del motore psichico. Come termine può suonare schietto, forse troppo semplice, ma lo preferisco rispetto a “libido”; il concetto è più o meno lo stesso, ma con una gradazione sessuale in meno, e poi cambiando le parole si ha anche la possibilità di svincolarsi da teorie formulate in passato, per tentare concezioni più fresche.

Ciascuno di noi ha una quantità limitata di voglia. Chi più chi meno, è poi è anche una questione di esercizio. Anzi, di coltivazione: è vero che la voglia non è infinita, ma con alcuni accorgimenti la si può aumentare, si può rinnovarla.
Vale però anche il contrario; la voglia può calare, anche bruscamente. Il più delle volte avviene per cause esterne. Siamo letteralmente circondati da strutture parassitiche che ci succhiano la voglia, drenando la nostra linfa vitale, deviandone il corso verso passatempi inutili, che non danno nemmeno un minino di gioia in cambio.

Sul treno da Mestre a Venezia io leggevo, ma ogni tanto alzavo lo sguardo per vedere se la tizia sull’altro sedile stava ancora guardando i reel. No, ora stava scorrendo la bacheca di Facebook. Un movimento del dito ritmico per mandare avanti la fila di post, come se neanche stesse registrando ciò che le passava sotto gli occhi. E intanto non un sorriso, nè un guizzo di interesse, ma una maschera di noia, e dietro un oceano di assenza.

Pure io sono molto presente sui social, e passo il mio tempo a setacciarne le acque reflue, sperando in una pagliuzza di relazione. Però prima o poi mi stufo, e più passano gli anni più mi annoio velocemente; e allora per passare il tempo mi metto a leggere qualche libro, o degli articoli online, o a scrivere. Non per darmi una posa da intellettuale (d’altronde la cultura mica fa figo, da che mondo e mondo) ma semplicemente perchè ricado lì: in quel momento non avrei altro da fare, o vascare sul cellulare o leggere, e la prima mi pesa più della seconda.
Penso allora che la voglia, come ogni energia, tenda a trovare la via meno dispendiosa per scaricarsi.
Il paragone idraulico è quello più efficace: se versate un secchio d’acqua, il liquido correrà verso la via più in discesa, incanalandosi sulla strada che offre minor resistenza.
“Non ho mai tempo di leggere”, che si traduce in “non ho voglia per leggere”, perchè la voglia viene depistata, perchè viene scavato un canale più comodo per farla scaricare. È così che agiscono i reel, i post, le notizie di cronaca e quelle di gossip (ormai chi le distingue più). E anche certi programmi televisivi, serie tv, fumetti, videogames (“certi” perchè è giusto sottolineare che anche qui possano nascere prodotti culturali di valore; ma è pur sempre vero che il mercato spinge verso la distrazione, il disimpegno).

È come se qualcuno avesse fatto un buco sul fondo della cisterna della nostra voglia, che dunque fuoriesce tutta da quella falla, lasciando all’asciutto le tubazioni superiori. Un drenaggio di basso livello, in tutti i sensi.
Prima di coltivare la voglia, occorrerebbe dunque allontanarsi da questi parassiti, dalla grande macchina dello spettacolo che ci ruba il carburante psichico, e che ci lascia fiacchi, svogliati sudditi del consumo.
La fregatura è che, anche per allontanarsene, ci vuole voglia.

Mi ritengo fortunato, perchè da tanti dispositivi di drenaggio mi tengo spontaneamente distante. Non per chissà quale eroismo di volontà, ma perchè il loro allettamento non corrisponde ai miei gusti. Poi ce ne sono altri in cui, lo ammetto, ricado piemente; e sicuramente altri ancora in cui non mi rendo nemmeno conto di essere invischiato.
Però ci sono circonstanze nelle quali anch’io mi consegno a scrollare i reel, o a giocare a un clone di candy crush, cose del genere; ed è quando sono in ansia per qualche motivo, mentre sono in sala d’attesa dal dentista tipo, che per me già prendere un appuntamento è un trauma, o in generale in tutte quelle occasioni dove sei lì impotente, in attesa di risultati che potranno cambiare in meglio o in peggio la tua vita. E allora non voglio pensare, non voglio essere presente; mi attacco la sanguisuga alla mente, che si prenda lei tutta la voglia, che mi lasci svuotato, spento.
Mi chiedo se questa sensazione, che grazie al cielo per me è episodica, non sia per molti una condizione quotidiana; uno stato ormai cronico, per cui essere presenti, impegnati nel mondo, diventa un confronto insostenibile, un attrito da cui cercare una via di fuga. Chissà se questa angoscia di vivere non è anch’essa amplificata ad arte, per costringerci ancora di più in questo circolo vizioso di disattenzione depotenziante.
Coltivare la voglia, preservarla dai parassiti, non è allora solo un lavoro individuale, ma diventa una questione sociale. Il fronte di uno scontro culturale, che per il momento stiamo rovinosamente perdendo, perchè non ci rendiamo nemmeno conto che siamo sotto assedio.+

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